La filastrocca di Natale 

Il signor Ugo gettò via il giornale con noncuranza e sbuffò due o tre volte.

Era stanco di guerre, dichiarazioni e frasi fatte. Crisi mondiali di qua, crisi mondiali di là.

«Queste crisi mondiali sono crisi di ben altro, te lo dico io!» gridò alla moglie che armeggiava in cucina. Di solito a questa frase lei rispondeva con un bonario “lo so, lo so…”, ma stavolta non rispose, forse non aveva sentito.

Gli occhi di Ugo caddero sul volantino che gli aveva dato quel pomeriggio una ragazzina vestita da elfo fuori da un mercatino parrocchiale. Non l’aveva buttato solo perché era la prima volta che qualcuno gli dava un volantino che non chiedesse soldi.

Era la tipica filastrocca di Natale. Quanto di più lontano dalla sua natura.

Decise di leggerla: si rimise sul naso gli occhiali e il suo sguardo iniziò a scorrere sui versi. Era certo che non avrebbe tardato a trovare le tipiche espressioni del buonismo imperante: era allergico alle poesiole a sfondo religioso.

Si trattava di un componimento strano: rime troppo insulse per definirlo una buona poesia, tema troppo profondo per considerarlo una banale filastrocca. Cercò di identificarsi in qualche metafora, ma scorrevano via una dietro l’altra. Iniziava a chiedersi dove volesse arrivare. Poi giunse a un passaggio che – per un motivo inspiegabile – lo urtò: «Un uovo fritto!? Che assurdità!» gridò.

Sua moglie stava uscendo dalla cucina e gli si avvicinò: «Cosa c’è adesso?».

«Stiamo scherzando!» disse tendendole il volantino come se fosse un’intimazione di sfratto. «Come si può pensare di voler essere un uovo fritto per Gesù Bambino?».

La moglie lo zittì alzando un dito e lesse la filastrocca.

«È bellissima» commentò alla fine.

«Ma l’uovo fritto?» ribadì lui: quel passaggio non gli era andato giù.

«Non sei mica obbligato ad essere un uovo fritto – rispose la moglie – ci sono tanti esempi proprio perché uno possa scegliere quello che preferisce. Davvero non ne trovi nessuno che ti vada bene? Cosa vorresti essere per Gesù Bambino?».

Ugo era sempre più infastidito: adesso anche sua moglie era diventata sensibile ai fervorini buonisti: «Cosa vorresti essere… cosa vorresti essere!» rispose acido, facendole il verso. Poi alzò la voce: «bisogna per forza voler essere qualcosa per Gesù Bambino?»

La moglie lo guardò con calma. Poi rispose: «No, certamente: è solo una stupida filastrocca, come dici tu». Stracciò più volte il volantino e lo lasciò cadere nel cestino, poi rientrò in cucina.

Nel silenzio si sentiva solo il rumore delle pentole e degli sportelli. Ugo avvertì un  senso di disagio, come se i pezzi stracciati del volantino aspettassero ancora una risposta nel cestino. Guardava davanti a sé col muso duro. Sembrava il bue della grotta di Betlemme. La moglie riapparve nella sagoma della porta: «Cosa vuoi per cena?»

«Fammi un uovo fritto» rispose lui con un mugugno.

Ecco dunque la filastrocca di Natale: puoi recitarla a voce alta, canticchiarla andando a ritmo, leggere in silenzio, fermarti quanto vuoi, ridere, riflettere, piangere, pregare. La puoi anche – senza colpa – cestinare. Ma a chi la legge con almeno un po’ di cuore insegnerà le molte forme e i dettagli dell’amore.

Un bambino, una grotta, un po’ di paglia
Stella cometa, un asino che raglia
Una mamma, un papà, pochi pastori
Dromedari che portano tesori
Con gli altri, nella grotta eccomi qua
Ho portato me stesso, basterà?
Bambin Gesù, di materiale non ho niente
Ma vorrei darti tutti i cuori della gente
Compreso il mio, che quando ama ha tante forme
Anche se a volte brilla poco e spesso dorme
Ma se ci vuoi guardare dentro, cosa c’è?
Eccolo: è
                         Cosa vorrei essere per te
Un mare immenso che sembra troppo poco
Un giullare che ti strappa un sorriso
Un sentierino che porta in paradiso
Stella sugli occhi, lampione sempre acceso
Dentro il cuore una linea d’orizzonte
Un passerotto che guarda il sole in fronte
Albero in spiaggia che prende vento e sale
Pianto d’un bimbo quando cade e si fa male
La zuppiera in frantumi riparata
Tramestio di un fattorino impacciato
Pane fragrante, la brace nel camino
Mille baci della mamma sul bambino
Un profumo che si espande, delicato
Un mappamondo grande, tutto colorato
Minestra calda, una famiglia unita
Arazzo immenso di colori e vita
Un tappeto sul cammino accidentato
Bacio rubato, un calice di vino
Luna d’argento, un asino in giardino
La rosa fresca prima di dormire
Curva di un viale a rivedere l’avvenire
Pennello piccolo, per fare un ritratto
Merenda di ragazzi che mangiano tutto
Lacrime dolci, il vestito della festa
Cacciatore che cerca il re della foresta
Quattro passi sulla neve croccante
Rete di pesci in un lago scintillante
Nuvola d’oro di polvere nel sole
Tanto cammino da consumare le suole
Un ricamo di pietra nell’azzurro
Un uovo fritto e un crostino col burro
Il torrente che si apre la sua via
Vigile urbano in piedi a un crocevia
Un incendio da appiccare…
                                               E mamma mia
Quante altre cose vorrei essere: ma sono
Niente di questo; solo una creatura
Che sa però che per ogni sua paura
Questa notte finalmente ci sei Tu:
Grazie, perdonami e aiutami di più.
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